venerdì 20 febbraio 2015

Juncker: “sono un democristiano, un cattolico...devo mentire...per l'Euro”



Ve lo ricorderete tutti il metodo del nuovo fascista presidente della Commissione Europea Juncker: nel 1999 il simpatico elitista (o etilista) descriveva, in una intervista su Der Spiegel, il metodo antidemocratico di avanzata europeista:
"Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno".
Vabbè, voi "complottisti" italiani questa frase già la conoscete. Quello che si sono dimenticati però di tradurvi è un'altra perla del nostro elitista (o etilista):
“I am a Christian Democrat, a Catholic, but when it becomes serious you have to lie. Yes, I lie because it involves the survival of the euro.” fonte
Non conoscete l'inglese? Ripetiamo nella vostra lingua:
“Sono un Democristiano, un Cattolico, ma quando le cose diventano serie bisogna mentire. Sì, io mento perché ciò implica la sopravvivenza dell'Euro.”







Adesso avete capito? O bisogna tradurvela anche in latino? In quale salsa ancora vi dobbiamo spiegare quali sono le forze che vogliono la sopravvivenza dell'Euro? Comunque, non vi preoccupate, siamo dei complottisti, quindi non ascoltateci.

Ah! Non credete che Juncker si sia mai espresso in questi termini? Ma avete anche un video che lo dimostra, guardatevelo, e ascoltate bene cosa dice il nostro democristiano appena passati 14 secondi dall'inizio dello stesso; il video con Juncker protagonista si intitola “Economic policy of the eurozone needs to be decided in "dark, secret rooms



Nell'articolo collegato, dal titolo Eurogroup chief: 'I'm for secret, dark debates', tratto da euobserver.com, pubblicato nel 2011, si afferma:



“Mercoledì (20 aprile) il capo dell'Eurogruppo (a quel tempo Juncker, ndr) ha detto che le politiche economiche dell'eurozona dovrebbero essere condotte in “oscure stanze segrete” al fine di prevenire movimenti pericolosi dei mercati finanziari, aggiungendo che egli aveva spesso mentito nella sua carriera al fine di prevenire la diffusione di voci che avrebbero potuto alimentare speculazioni. Egli ha detto che, come nel caso della politica monetaria, tutte le decisioni in campo economico dovrebbero ora essere discusse a porte chiuse.
“La politica monetaria è una questione seria. Dovremmo discuterla in segreto, nell'Eurogruppo,” ha detto Jean-Claude Juncker alla conferenza di Bruxelles sulla governance economica, organizzata dal Movimento Europeo, un'organizzazione che promuove l'integrazione europea, riferendosi a quanto già da tempo esternato dai parlamenti nazionali e dalle banche centrali indipendenti.
“Lo stesso vale per le politiche economiche e monetarie dell'Unione. Se indichiamo possibili decisioni, stiamo alimentando speculazioni sui mercati finanziari e soprattutto stiamo gettando nella miseria le persone che stiamo cercando di salvaguardare.”
“Sono pronto ad essere insultato per non essere sufficientemente democratico, ma voglio essere serio”, ha detto.
Secondo la sua linea di pensiero i ministri e i leader dell'UE che discutono questioni finanziarie in pubblico mettono “milioni di persone a rischio” a causa di forti oscillazioni dei mercati finanziari, come conseguenza dei loro commenti pubblici.
Egli ha poi detto la seguente battuta “Io sono per i dibattiti occulti e segreti.”
Juncker ha osservato che “vi è insufficiente consapevolezza a livello europeo quando si tratta di questi temi, perché ognuno di noi vuole mostrare al suo pubblico nazionale che è lui il tizio più grande sotto il cielo.”
Avendo servito come ministro delle finanze e poi come primo ministro del Lussemburgo negli ultimi 22 anni, Juncker ha sottolineato che nel corso della sua carriera, nonostante la sua educazione cattolica, spesso ha “dovuto mentire” al fine di non alimentare voci.
Ad un partecipante alla conferenza che aveva suggerito che la rimozione del segreto nelle riunioni dell'UE avrebbe potuto impedire ai mercati di passare dai pettegolezzi alle speculazioni Juncker ha detto che ciò non si poteva fare perché i ministri e i leader UE hanno bisogno di tempo per prendere decisioni.
“Le azioni sui mercati finanziari hanno luogo in tempo reale. Noi non siamo sempre d'accordo ad ogni dibattito sulla politica monetaria, ma i mercati nel frattempo stanno reagendo.”
Jean Claude Juncker è stato presidente dell'Eurogruppo dal 1º gennaio 2005 al 30 aprile 2012. Ma cosa è l'Eurogruppo? Leggiamo:
“L'Eurogruppo è un centro di coordinamento europeo che riunisce i ministri dell'Economia e delle finanze degli Stati membri che adottano l'Euro, ovvero la cosiddetta Eurozona. Si tratta di una riunione informale che si svolge alla vigilia di un Consiglio dei ministri dell'Economia e delle finanze (Ecofin) e che permette di discutere di questioni economico-finanziarie legate all'Unione economica e monetaria dell'Unione europea (UEM).” fonte: Wikipedia
Quindi, era proprio in veste di difensore dell'Euro, che il nostro crociato Juncker “aveva da raccontare palle”.
Non c'è da stupirsi, quindi, che a questo popò di uomo sia stato conferito, tra le numerose onorificenze, anche il Collare pro Merito Melitensi «Di iniziativa del principe e gran maestro dell'Ordine di Malta», un'ordine, ricordiamolo, Cattolico Romano


Ma cos'è l'Ordine pro merito Melitensi? Leggiamo da Wikipedia:
“L'Ordine pro merito Melitensi è un ordine di merito cavalleresco del Sovrano Militare Ordine di Malta istituito nel 1920. Pro Merito Melitensi è assegnato a uomini a donne che hanno portato onore e prestigio al Sovrano Militare Ordine di Malta o hanno promosso attivamente i valori Cristiani o il lavoro di carità nella tradizione Cristiana così come definita dalla Chiesa Cattolica Romana.”
E sappiamo tutti che, per essere dei buoni elitisti cattolici, bisogna anche mentire ed essere dei fascisti antidemocratici...per questo sei stato premiato caro Juncker.
Anche il precedente presidente della Commissione Europea, il cattolico Barroso, era stato decorato dall'Ordine di Malta, come ampiamente spiegato nel nostro blog. Chiudiamo quindi con le sue citazioni:


“La Commissione Europea condivide i valori e la missione dell’Ordine di Malta e farà quanto possibile per sostenerne le attività."
"Giovanni Paolo II sarà ricordato come colui che ha giocato un ruolo essenziale nella riunificazione dell'Europa e nel progresso delle idee di libertà e democrazia nel nostro continente."
José Manuel Barroso, ex Presidente della Commissione Europea

venerdì 6 febbraio 2015

Quelli che...la Cia ha finanziato l'integrazione europea









Tra quattro o cinque secoli, se i popoli europei si saranno gettati alle spalle il triste sogno gesuitico continentale, la gente forse capirà ciò che noi stiamo dicendo adesso; quindi questo scritto non è rivolto a voi che pensate di avere scoperto tutto avendo scoperto il complotto della Cia e dei cattivi Stati Uniti, ma ai posteri, i quali, studiando a mente più fredda, forse capiranno un po di più (magari anche più di noi, che non crediamo certo di aver scoperto tutto).

Partiamo da Wikipedia alla voce American Committee on United Europe:



“L'American Committee on United Europe (ACUE), fondato nel 1948, fu un'organizzazione americana la quale cercò di contrastare la minaccia Comunista in Europa attraverso la promozione dell'integrazione politica europea. Il suo primo presidente fu l'ex capo dell'OSS dei tempi di guerra William Joseph Donovan.[1]

La struttura dell'organizzazione fu delineata ad inizio estate del 1948 da Donovan e Allen Welsh Dulles, rivedendo da allora anche l'organizzazione della Central Intelligence Agency (CIA).[2] in risposta a richieste di assistenza di Richard Coudenhove-Kalergi () e Winston Churchill.

Documenti americani governativi declassificati hanno mostrato che l'ACUE fu un importante finanziatore iniziale sia del Movimento Europeo Internazionale che della Campagna europea della gioventù. L'ACUE stesso ricevette finanziamenti dalle fondazioni Rockefeller e Ford.

La politica statunitense fu quella di promuovere gli Stati Uniti d'Europa, e a questo fine il comitato fu usato per incanalare i fondi della Cia – dalla metà degli anni cinquanta l'ACUE stava ricevendo circa 1.000.000 di dollari statunitensi all'anno – verso i pro federalisti europei, supportando organizzazioni come il Consiglio d'Europa, la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, e la proposta di Comunità europea di difesa.”




Bastava comunque fare click sulle voci wikipedia dei due protagonisti di questo comitato, Donovan e Dulles, per capire un po di più che cosa è la Cia.

Per quanto riguarda Donovan:



“William Joseph attended St. Joseph's Collegiate Institute (Cattolico) and Niagara University (Cattolica) before starring on the football team at Columbia University. On the field, he earned the nickname "Wild Bill", which would remain with him for the rest of his life.[2][5] Donovan graduated from Columbia in 1905 and was a member of the Phi Kappa Psi fraternity,[2][6] as well as the Knights of Malta (Cattolici).[7]



Per quanto riguarda Dulles:




“Dulles was uncle to Avery Dulles, a Jesuit priest, theologian, and cardinal of the Catholic Church, who taught at Fordham University (Gesuiti) from 1988 to 2008.”



Da Wikipedia italiana poi estraiamo:

“Allen Dulles fece a capo del gruppo NSC 5412/2, a partire dagli anni 1950, insieme a Gordon Gray, consigliere per la sicurezza nazionale, a James Douglas, segretario della Difesa e a Livingston T. Merchant, sotto-ministro degli affari politici.[23], che ideava azioni segrete e operazioni sotto copertura di segreto, in particolare ideò l'Invasione della baia dei Porci per preparare l'invasione di Cuba. Il cardinale Avery Robert Dulles, gesuita, figlio di John Foster Dulles, consigliò suo zio Allen Dulles di ingaggiare Manolo Artime[24], un giovane medico, inviato dall'ala conservatrice dei gesuiti, appoggiato da padre Posada, un sacerdote gesuita, come comandante della Brigata 2506[25].”





Per continuare con un copia e incolla dal nostro blog; da La Connessione Cia-Usa-Vaticano estraiamo:



Nel 1943 il Vaticano raggiunse un accordo segreto con il capo dell'OSS Donovan – egli stesso un devoto cattolico – per consentire che la Santa Sede diventasse il centro delle operazioni di spionaggio degli alleati in Italia.


Donovan considerava la Chiesa come uno dei suoi gioielli dell'attività di Intelligence, visto il suo potere globale, l'appartenenza e i contatti. Egli coltivò questa alleanza con l'invio dei cattolici più prestigiosi d'America in Vaticano per stabilire rapporti e stringere un'alleanza.


Dopo la guerra metà dell'Europa era sotto il controllo comunista e il partito comunista italiano minacciò di vincere le elezioni del 1948. La prospettiva di un governo comunista nel cuore del cattolicesimo terrorizzava il Vaticano. Ancora una volta l'Intelligence americana riunì i propri cattolici più prestigiosi per rafforzare i legami con il Vaticano. Siccome questa fu la prima missione della nuova divisione delle azioni segrete, gli agenti cattolici acquisirono posizioni di potere nella fase iniziale, e in seguito avrebbero dominato le operazioni segrete per il resto della guerra fredda.”






“Nel frattempo, secondo Anthony Cave Brown, il capo dell'OSS William Donovan aveva stabilito segretamente un collegamento di intelligence con il Vaticano fin dal 1941, quando egli fece evacuare da Lisbona verso New York il padre domenicano Felix A. Morlion, che aveva fondato "un anti Comintern Cattolico Europeo" chiamato Pro Deo. Durante la guerra Donovan finanziò il servizio Pro Deo di Morlion e nel giugno 1944 egli "impiegò notevoli spese, tempo e fatica per il trasporto di Morlion da New York e il suo insediamento presso la Santa Sede."[8]
Successivamente Morlion divenne una figura chiave nell'intelligence del Vaticano, lavorando a stretto contatto con Giovanni Battista Montini, il futuro Paolo VI.”




“Spellman svolse anche un ruolo importante come emissario tra la Casa Bianca e Roma, per esempio, nel trasmettere la preoccupazione del papa circa i bombardamenti dell'Italia da parte degli Alleati. Egli incoraggiò la cooperazione del Vaticano con l'Office of Strategic Services (OSS), l'antesignano della Cia durante la guerra, che era presieduta dal suo vecchio amico Generale William (“Wild Bill”) Donovan.

[…]

[Anche “Wild Bill” Donovan, il capo dell'OSS in tempo di guerra, un vecchio amico del cardinale Spellman, fu premiato dal papato:”Il Generale William "Wild Bill" Donovan è stato decorato nel 1944 da Papa Pio XII con la Gran Croce dell'Ordinedi San Silvestro, il più antico e prestigioso ordine cavalleresco pontificio. Questo premio è stato dato solo ad un centinaio di altri uomini nella storia, che “con prodezze d'armi o di scrittura o azioni notevoli hanno diffuso la fede e hanno salvaguardato la Chiesa [Cattolica Romana]”...JP]



Ma adesso la Cia con 'sti ca.. Cattolici, si la Cia del 2015....



Andate qui, dalla Vera Fonte, e chi ci trovate:

John O. Brennan

Director, Central Intelligence Agency

Mr. Brennan graduated from Fordham University in 1977 with a bachelor’s degree in political science. While enrolled at Fordham, he studied abroad at the American University in Cairo in 1975-1976.








Comunque ve lo avevamo già detto qui, ma pare che non freghi un cazzo a nessuno. Sembra di essere in quella fiaba dove tutti sanno che il Re è nudo ma nessuno lo denuncia apertamente. Lasciamo il tutto per i posteri. 
















giovedì 5 febbraio 2015

Quelli che...è da complottisti dire che il Vaticano e i Gesuiti allevano la classe dirigente e sono un pericolo per la democrazia..






«Pochi italiani conoscono quale centro di coordinamento e di guida delle forze più reazionarie è il Vaticano, e quale fattore di corruzione esso costituisce nella nostra vita pubblica, con la sua morale gesuitica, con la continua pratica del doppio gioco, con l’insegnamento della cieca obbedienza ai governanti... Prima di mettermi a studiare il tema che ho sviluppato in questo libro, neppure io avevo piena consapevolezza del pericolo che il Vaticano rappresenta per la democrazia in Italia.» (E. Rossi, 30 dicembre 1957)

  
Sergio Mattarella è il quarto figlio di Maria Buccellato[2] e di Bernardo,[3] politico democristiano più volte ministro tra gli anni cinquanta e sessanta, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da cosa nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. [...]
In gioventù Sergio Mattarella, trasferitosi a Roma a causa degli impegni politici di suo padre, militò tra le file del Movimento Studenti della Gioventù Maschile di Azione Cattolica, del quale fu responsabile come delegato studenti di Roma e poi del Lazio dal 1961 al 1964,[4] e successivamente aderì alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana.[5][vedi pagina di discussione]
Dopo essersi diplomato al liceo classico San Leone Magno di Roma,[6] istituto religioso dei Fratelli maristi delle scuole, nel 1964 si laureò in giurisprudenza presso l'università La Sapienza di Roma con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi su "La funzione dell'indirizzo politico".[7]
fonte: wikipedia



I Fratelli Maristi delle scuole costituiscono una Congregazione di religiosi laici che, seguendo l'impulso dello Spirito Santo, consacrano tutta la loro vita a Dio dedicandosi alla educazione cristiana della gioventù attraverso la scuola.

Si chiamano fratelli perché sentono profondamente la paternità divina. Il termine "maristi" indica la spiccata spiritualità mariana. Imitando Maria nell'ascolto e nella risposta operante si sforzano di vivere l'ideale evangelico in una vita comunitaria fatta di umiltà, di semplicità e di modestia, come nella famiglia di Nazareth.

 
I Fratelli Maristi operano a Roma, nel San Leone Magno, fin dal 1887, e dal 1956 nella sede attuale dell'Istituto. Cooperano da decenni docenti e non docenti laici che liberamente condividono lo stesso progetto educativo.

Oggi i Fratelli Maristi dirigono quasi un migliaio di centri di formazione sparsi in settantacinque nazioni di tutti i continenti....



L’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica è una notizia che dà speranza", scrive il Cei di Palermo.
“L’elezione di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica è una notizia che dà speranza: al Quirinale arriva infatti un uomo di grande spessore e di valori profondi, che potrà rendere onore alla carica che ricopre”. Lo afferma in un comunicato il Centro Educativo Ignaziano, la scuola dei gesuiti di Palermo.
“Il nostro Istituto è sempre stato sempre molto vicino alla famiglia del nuovo presidente, che condivide i valori che la scuola vuole professare e affermare con la sua educazione. Abbiamo sempre pensato che il fatto di trovarci proprio in via Piersanti Mattarella, infatti, rappresentasse per noi una chiamata ulteriore alla responsabilità di educare i ragazzi alla legalità e al coraggio. È anche per questo che, il 23 maggio di ogni anno, le celebrazioni nazionali in memoria delle stragi di Capaci e di via D’Amelio si concludono con una Messa nella nostra cappella”.
“Da decenni – conclude il comunicato – abbiamo tra gli alunni anche membri della famiglia Mattarella: con loro condividiamo la gioia e la soddisfazione per l’elezione di Sergio, al quale tutta la nostra scuola rivolge gli auguri più sinceri”.
fonte: Gesuiti news

Non dimenticate Lui:




domenica 1 febbraio 2015

La Vera Decrescita "Felice"


Storie dalla Dittatura Gesuitica Europea dell'Euro

Mentre gli intellettuali decrescenti dalla panza piena e dalle idee "giuste", con tanto tempo libero, “impiegato” da 40 anni a questa parte a preparare la "rivoluzione prossima ventura", continuano a criticare quello che loro vedono come il male assoluto della opulenta (per loro) società occidentale, cioè il "demoniaco" consumismo (degli altri)........

 

Disoccupazione adulta, una tragedia negata

di Mai Più Disoccupati
venerdì 3 ottobre 2014 

di Luchino Galli, blogger e mediattivista.
Nel 2013 i disoccupati adulti tra i 35 e i 64 anni censiti dall’Istat non solo hanno quasi eguagliato, in termini numerici, i giovani disoccupati (15-34 anni), ma costituivano la maggioranza dei disoccupati nel Nord e nel Centro Italia; un fatto nuovo, eclatante, trascurato da Istituzioni, politici e mass media.
I dati sono importanti: esemplificano, illustrano… ma dietro i numeri c’è un mondo reale di persone e di famiglie con le loro storie di disagio e sofferenza; un mondo poco esplorato, volutamente misconosciuto e sottaciuto.
Persone e famiglie che, abbandonate a loro stesse dalle Istituzioni e spesso prive del supporto di parenti e amici, vivono una drammatica precarietà esistenziale dalla quale può non esserci ritorno…
Alessandra, 43 anni: “Sono 4 anni che cerco lavoro, ho una figlia di 10 anni che mantengo completamente da sola. Aiuti non ne ho...e a 43 anni nessuno mi assume! Vado avanti di invenzione in invenzione, ma tutto ciò mi ruba serenità, certezze e soprattutto, oltre a portare via il mio presente, porta via il futuro di mia figlia!”.
Marco, 37 anni: “Sono disoccupato da troppo tempo! I risparmi stanno finendo… Mangio una volta al giorno, la sera, altrimenti la fame non mi fa dormire…”.
Elena, 38 anni: “Sono disoccupata da 18 mesi, non posso fare progetti a lunga scadenza, non posso neanche pensare di avere un figlio… Sono costretta a chiedere aiuto alla mia famiglia per mangiare, per pagare l’affitto, per qualsiasi cosa, e non ce la faccio più!”.
Valeria, 56 anni: “Sono disoccupata da quattro anni. Sopravvivo grazie a mia madre di 80 anni! Cosa sarà di me?!”.
Nadia, 41 anni: “Mio marito, 48 anni, è cassintegrato da oltre un anno, con uno stipendio ormai di soli 600 euro al mese Abbiamo due figli e un mutuo. Non so quanti curricola abbia inviato… risposte zero! Viviamo nell'industriosa Brescia, ma il lavoro non c’è più nemmeno qua. La notte è dura prendere sonno, sapendo che il giorno dopo non ce la farai a fare la spesa.”.
Concetta, 42 anni: “Ho due figli, di 11 e 4 anni, e dal primo gennaio rimarrò disoccupata dopo 23 anni di precariato! Non ho diritto a nulla, neanche alla dignità di poter sfamare i miei figli!”.
Antonio, 47 anni: “Io e mia moglie di 36 anni non troviamo un lavoro, nemmeno a svenderci. Sfratto esecutivo a fine mese. I nostri figli, di 13 e 15 anni, già dal prossimo mese potrebbero non avere più un tetto, potrebbero non poter frequentare la scuola, perché i loro genitori, noi... non siamo in condizione di avere un lavoro e una casa!”.
Sandra, 38 anni: “L’azienda in cui lavoravo è fallita. Disoccupata da 19 mesi, non ho nessuno che mi aiuti…Sono allo stremo!”.
Paola, 39 anni: “Sono disoccupata da 21 mesi, con un figlio a carico. Non trovo nessun lavoro e non ho i requisiti per il sussidio di disoccupazione. Che razza di Stato è quello che condanna alla disperazione i propri cittadini!? Mi sento scomparire giorno dopo giorno...”.
Angela, 52 anni: “Sono subissata dalle cartelle di Equitalia! Ma come si fa a pagare bollette, tasse,a onorare i propri impegni se non hai un lavoro, se non trovi un lavoro, se non ti fanno più lavorare!?!”.

Pietro, 50 anni: “Sono rientrato nei tagli che la scuola ha subito. Ho cercato lavoro anche come lavapiatti. Ho provato a lavorare come manovale: mi è stata chiusa la porta in faccia, volevano un ragazzo giovane. E io a 50 anni cosa posso fare?”.
Marta, 37 anni: “Sono disoccupata da 21 mesi, alla ricerca di un lavoro qualsiasi, ma ‘sono invisibile’. Non sono più una persona, sono un fantasma!”.
Stefania, 47 anni: “ Sono oltre due anni che mio figlio e mio marito sono disoccupati! Lavoro solo io, e ormai la situazione è drammatica! Lavoro con il sorriso stampato in faccia, per mascherare il mio disagio, ma piango dentro e fuori ogni giorno che passa, sperando in un miracolo che non avviene!”.
Giulia, 50 anni: “La paga è 300 euro al mese, il resto si fa con le provvigioni. Però 50 anni sono troppi, cerchiamo gente giovane!”.
Fulvio, 50 anni: “Sono disoccupato da sei anni. I risparmi sono finiti. Ammortizzatori sociali?! ... I genitori non ci sono più, amici e parenti dileguati! Finirò per strada! Ho paura! La disoccupazione adulta è una pistola puntata addosso!”.
E dopo la disoccupazione adulta: un’impietosa emarginazione, l’esclusione sociale, la morte civile, il nulla… l’annichilimento dello stesso diritto di vivere, di esistere!
La perdita di un lavoro costituisce la prima delle cause che conduce alla condizione di senza dimora. 
(Fonte: Le persone senza dimora - Istat 2012).
Francesco, 41 anni, senzatetto: “Vivo per strada non per libera scelta, ma perché non ho alternative! Avevo un lavoro, una casa, amici. Ho perso tutto, anche la dignità. Ogni giorno cerco di sopravvivere, qualcosa da mangiare, un posto per dormire. Ho paura di non farcela, di morire di fame, di freddo, di malattia, di botte, di solitudine...”.
“Ho 43 anni, mi chiamo Marina, sono una senzatetto. Ero una persona come tante altre, vivevo del mio lavoro, poi la mia ditta ha chiuso. Ho cercato per mesi un lavoro qualsiasi, finiti i risparmi ho perso la casa e sono finita per strada!”.
Cesare, 53 anni: “Perdere il lavoro e non trovarne un altro: la separazione da mia moglie, il fastidio e l'imbarazzo di amici e parenti… Finiti i risparmi mi sono trovato per strada! Spero in un’occasione, in un’opportunità per ricominciare a vivere…”.
Il Parlamento europeo, con risoluzione del 20 ottobre 2010, affermando il ruolo del reddito minimo garantito nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa, ha chiesto agli Stati membri che ne erano privi “di prevedere l’introduzione di regimi di reddito minimo garantiti per prevenire la povertà e favorire l’inclusione sociale”.
Solo quattro tra i 28 Stati membri dell’Unione europea non hanno ancora istituito il reddito minimo garantito: Italia, Croazia, Grecia e Ungheria.
L’Italia in particolare, anno dopo anno, si colloca agli ultimi posti tra gli Stati membri dell’Unione europea per le risorse destinate al sostegno del reddito e al contrasto della disoccupazione, della povertà e dell’esclusione sociale.
Il 29 gennaio 2014 il Consiglio d’Europa ha pubblicato il rapporto sull'attuazione della Carta sociale europea da parte degli Stati membri. Secondo il Comitato europeo dei diritti sociali, che ha realizzato il rapporto, “l’Italia non ha dimostrato di aver adottato misure adeguate per combattere la povertà e l’esclusione sociale”.
Tra le violazioni della Carta sociale europea, contestate all'Italia dal Comitato europeo dei diritti sociali, la mancata istituzione di un reddito minimo garantito come misura d'inclusione sociale e di contrasto alla povertà.

link: http://www.agoravox.it/Disoccupazione-adulta-una-tragedia.html


p.s. nwo-tr: naturalmente per uscire dalla decrescita "felice" non sarà certo sufficiente istituire il reddito minimo (anche se potrebbe salvare molte vite), ma sarà necessario uscire dall'Europa infelice, dopodiché avremmo qualche speranza di crescita e lavoro...


martedì 23 dicembre 2014

Decrescita: ma è così bello vivere da straccioni?




Adesso possiamo dirlo con un certo grado di consapevolezza. Il movimento della decrescita non è altro che l'ennesimo movimento reazionario volto a far ritornare l'umanità ad uno stato simile a quello in cui era sotto il dominio Cattolico nei secoli bui del Medioevo, cioè un'umanità che viveva nella penuria, nelle malattie, nella carestia e nel terrore religioso. E, nonostante tutti i capziosi ragionamenti contraddittori e senza logica dei decrescenti, i quali dicono ogni volta che abbiamo frainteso i loro veri obiettivi (si sa, di decrescite ce ne sono tante versioni quanti sono i sacerdoti che la propagandano) rimane un fatto inconfutabile: questo movimento si è molto sviluppato di pari passo alla crisi economica e alle politiche antidemocratiche di austerità della gesuitica Commissione Europea, volte a far precipitare le classi subalterne in uno stato di povertà, ignoranza e sottomissione simile a quello del Medioevo Cattolico, se non peggio.
Nello stesso momento in cui i decrescenti ci dicono quanto è bello e rivoluzionario ritornare alle vecchie tradizioni "solidali" dei tempi andati preindustriali, quando il popolo ignorante e sottomesso al terrore religioso viveva sì e no di stenti fino a 40-50 anni al massimo e poteva contare solo sull'elemosina stracciona del potente di turno, il re dei Paesi Bassi Guglielmo Alessandro ci spiega che il welfare non è più sostenibile e gli aiuti alle persone in difficoltà andrebbero affidati solo alla carità e alle reti sociali private. Ma le reti sociali private di un principe o un re sono un tantino differenti da quelle di un disoccupato di Scampia!



 Molti decrescenti ci raccontano la buona novella di quanto sia bello vivere senza lavoro e avere più tempo libero, da dedicare, come fanno gli straccioni, a soddisfare le necessità quotidiane raccattando gli oggetti dalla rumenta e accontentandosi dello stretto necessario alla sopravvivenza (altrimenti sarebbero dei demoniaci consumisti), proprio nel momento in cui la Commissione Europea, e gli stati europei che da essa prendono ordini, non fanno altro che smantellare tutti i "privilegi" di assistenza sociale nei confronti delle classi subalterne, un accadimento contemporaneo ad un forte ridimensionamento dei loro redditi da lavoro e ad un aumento preoccupante della precarietà e della disoccupazione di massa, il tutto avvenuto anche come conseguenza dell'introduzione dell'euro. Inutile girarci intorno, cari decrescenti, sarebbe l'ora di smetterla di starnazzare pateticamente che il vostro movimento sia qualcosa di diverso da quello che in realtà è, cioè un movimento reazionario antidemocratico volto alla restaurazione di un Ancien Régime preindustriale e prescientifico in cui far precipitare le masse, perfettamente in linea con i progetti dell'elite eurista. E' illuminate al riguardo un libro di recente pubblicazione, scritto la Luca Simonetti, dal titolo Contro la Decrescita, di cui leggiamo l'introduzione:




Questo libro si propone un compito tanto necessario quanto controcorrente: smontare il mito della decrescita come visione alternativa della società rivelandone di volta in volta i numerosi luoghi comuni, le ingenuità o addirittura la malafede. Ha davvero senso il nuovo mito del ritorno alla terra e l’elogio dei contadini del passato? È giusto considerare l’austerità un valore contrapponendola al «demoniaco» consumismo? Siamo proprio sicuri che lo slow food sia più etico e altruistico del tanto stigmatizzato fast food? E uno Stato in cui qualcuno decidesse cosa è necessario consumare per vivere, e cosa non lo è, non diventerebbe uno Stato totalitario? Non c’è il rischio che si tratti dell’ennesima, prepotente riemersione di un’ideologia antica che ha già avuto in passato esiti politicamente nefasti?
Da Carlo Petrini a Serge Latouche, da Simone Perotti a Vandana Shiva, Simonetti passa in rassegna idee e proclami di tutti quei teorici della «decrescita felice» che in nome di una visione del passato nostalgica e sentimentale, e animati da diffidenza e ostilità nei confronti della scienza, della tecnica e del progresso, finiscono col «vedere l’apocalisse con ghiotta impazienza». Con ironia e passione, e uno stile limpido e acuminato, l’autore di questo libro ci dimostra che nessuna decrescita potrà mai essere felice, ma solo estremamente pericolosa.
In questo libro vengono analizzate ad esempio le terrificanti proposte volte all'eliminazione del Welfare state portate avanti dal pazzoide Ivan Illich e riprese dai decrescenti nostalgici dei tempi andati; spiace dirlo ma Illich, quell'omuncolo fatto passare da una certa letteratura "antisistema" da anarchico rivoluzionario, non è stato altro che un piccolo reazionario conservatore e fatalista. "Illich è convinto che la condizione umana sia sempre la stessa e non sia suscettibile di miglioramento e che combatterla sia hybris, il vecchio termine greco che indica la tracotanza dell'uomo che pretende di superare i limiti posti dal fato", afferma Simonetti alle pagine 44 e 45 del suo libro; e continua: "Qui è innanzitutto interessante il modo in cui viene descritta la figura di Prometeo, il Titano che, sfidando gli dei, donò il fuoco agli uomini: per Illich diviene un mascalzone, animato dalla cupidigia e giustamente punito. C'è da chiedersi, però, perché mai la decisione divina di negare il fuoco agli uomini e tenerselo per sé sarebbe buona e giusta e egoista quella di Prometeo di rubarglielo e farne partecipi gli uomini. E' evidente anche l'inconfessabile natura classista della teoria di Illich: la hybris va bene per i pochi, per gli eroi, per gli uomini di eccezione; non va bene per la massa. Questa impressione è confermata dal fatto che, tra i contraccolpi del progresso che portano alla nemesi, oltre ai ben noti cavalli di battaglia del Nostro - la scuola, la medicina, l'automobile - spunta anche, inopinatamente, il diritto di voto."


 E' forse un caso che Illich provenga culturalmente dall'istituzione più antidemocratica e reazionaria di tutti i tempi? (mica dalle scuole pubbliche di massa da lui aborrite!). Cioè, Illich "studiò  teologia e filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma" (vale la pena ricordarvi che l'Università Gregoriana è un'istituzione elitaria privata guidata dai Gesuiti?) e diventò, nel 1951, un sacerdote cattolico, anche se in seguito tornò allo stato laicale per via di contrasti con la Chiesa stessa; ma di finti abbandoni e opposizioni alla Chiesa Cattolica ne abbiamo analizzati già diversi. Ma andiamo avanti. Da un articolo dal titolo La crisi "sistematica" della chiesa descritta già 40 anni fa di Fabrizio Mastrofini, pubblicato su Vatican insider, leggiamo:


"La proposta di Illich è semplice. Primo: il senso del cristianesimo è nell’evangelizzare. Dunque niente a che vedere con il proliferare di strutture ed istituzioni sociali, educative, sanitarie alle quali abbiamo assistito in tutto il mondo. Solo annuncio del Vangelo e cambiamento interiore. Il resto verrà da sé.
[...]
L’esempio, per capire, riguarda la «forma» che secondo Illich potrebbe assumere la vita dei preti. A suo avviso «il ministero sarà esercitato non più come impegno a tempo pieno ma piuttosto come una gioiosa attività nel tempo lasciato libero dal lavoro. La diaconia sostituirà la parrocchia nel ruolo di unità istituzionale di base della Chiesa." fonte

 Cosa avrebbe da lamentarsi, diciamocelo, questo Illich, nel vedere che ogni giorno la sanità viene smantellata e privatizzata, le pensioni vengono tagliate e che l'edilizia popolare e la scuola pubblica ricevono sempre meno finanziamenti? E' indubbio che approverebbe! L'importante è evangelizzare un mondo di "felici" dementi, denutriti, malati ed ignoranti che si accontentano della loro miseria e che vivono comunitariamente in baracche autocostruite alla meglio e ascoltano la buona novella del "gioioso" prete-lavoratore, il sostituto dell'educazione delle scuole pubbliche, a quanto pare!! Il resto verrà da sé, guai a progettarlo con istituzioni democratiche non ecclesiastiche e finanziamenti pubblici! La vera essenza della rivoluzione "anarchica"! Proprio come Madre Teresa di Calcutta, ci verrebbe da dire. Anche se non credono nel miglioramento della condizione umana, non vi è dubbio che questo propagandato regresso sia per loro lo status di maggiore progresso e sviluppo della condizione umana rispetto alla demonizzata società industriale sviluppatasi soprattutto nel secondo dopoguerra. Infatti, tutto il discorso dei decrescenti è improntato alla demonizzazione moralistica del benessere di massa acquisito dopo decenni di lotte sociali e di progresso tecnico scientifico; ai loro occhi questo benessere non è altro che consumismo demoniaco imposto da un mercato svincolato dai bisogni umani. Intendiamoci, che il progresso tecnico scientifico abbia portato delle problematiche non lo mettiamo certo in dubbio; che ci siano delle cure mediche sbagliate (o imposte volutamente per danneggiare le persone) è un dato; e non mettiamo certo in dubbio che nelle mani di un'elite antidemocratica la tecnologia e la scienza abbiano avuto, hanno tutt'ora e potranno avere in futuro effetti nefasti; il progresso e la democrazia non sono una linea retta, sono spesso incerti e incompleti, e non c'è una sola e immutabile idea di Progresso, con la P maiuscola; ma da qui ad auspicare la totale eliminazione della sanità pubblica e della scuola pubblica, anzichè un loro progresso e miglioramento, ce ne passa! Da qui ad auspicare che la produzione industriale, l'economia, la scienza, la ricerca di cure mediche migliori e la tecnologia, debbano essere completamente abbandonate, ce ne passa! Anche perchè vi è un fatto ineludibile: le conquiste tecnico-scientifiche, l'igiene, le infrastrutture, i trasporti, la scuola pubblica e il cibo prodotto industrialmente non hanno portato solo problemi, ma ne hanno risolti molti altri: hanno portato ad un aumento dell'aspettativa di vita, alla diminuzione di morte prematura per malattie curabili, all'educazione dove prima c'era solo analfabetismo, superstizione religiosa ed ignoranza, alla libertà dal bisogno dove prima c'erano carestie e fame, ed hanno portato anche nuovi strumenti per esprimere la personalità e la creatività umana, prima inconcepibili; ed è proprio nella fiabesca ricostruzione dei tempi andati operata dai decrescenti che ravvisiamo uno dei peggiori limiti di questo movimento. Per loro non è nemmeno concepibile che il progresso tecnico scientifico possa risolvere i problemi di inquinamento e avvelenamento di certe aree della Terra, oltre a favorire benessere, creatività e libertà dal bisogno.

Il problema, quindi, a nostro modesto parere, non sono le conquiste tecnico-scientifiche, il problema sono la politica e le istituzioni democratiche, che devono essere sviluppate, potenziate (fermare l'edificazione di questa dittatura europea ad esempio) al fine di far beneficiare del progresso scientifico e tecnologico la gran parte dei cittadini, evitando o minimizzando i possibili usi volti a soggiogarli. E' chiaro che al punto un cui siamo arrivati, oltre a non essere auspicabile, non è nemmeno possibile tornare indietro ad un periodo prescientifico e preindustriale (i decrescenti identificano tout court il progresso scientifico e tecnologico con il capitalismo rapace), semplicemente perché non sarà possibile bruciare tutti i libri di fisica, chimica, biologia, ingegneria e uccidere tutti gli scienziati portatori di sapere. Se, quindi, vi sarà un ritorno all'età della pietra, sarà un ritorno dei cittadini comuni a questa età di miseria, ignoranza, superstizione e malattie, mentre l'élite di nobili e benestanti continuerà ad usare la scienza e la tecnologia per i propri fini e per il proprio piacere personale, oltre che per controllare e soggiogare i novelli uomini delle caverne seguaci di John Zerzan; e, tra virgolette, pare proprio che sia quello che vogliono; cioè ridurre in "felice" povertà e ristrettezza "solidale" la massa dei cittadini, mentre un'élite si gode i frutti del progresso e della scienza. Pare che sia proprio questa la loro idea di sviluppo umano. A voi piace un futuro del genere? A me no, ma se volete, cari decrescenti, andate pure a vivere nei boschi e nutritevi di ghiande e non protestate attraverso internet, che è uno strumento frutto delle conquiste scientifico-tecnologiche, che voi aborrite. Un altro limite logico e una contraddizione evidente del movimento della decrescita è quello secondo cui gli adepti dovrebbero abbracciare di spontanea volontà questo movimento perché ne ricaverebbero sicuramente dei benefici, ma una pagina si è l'altra anche, gli stessi sacerdoti della decrescita non fanno altro che terrorizzarci con catastrofi imminenti se non saremo disposti ad abbracciare questo stile di vita mistico-ascetico; i deliri catastrofisti abbiamo comunque già imparato a decifrarli da Giulietto Chiesa. Sono i deliri di una setta fanatica.
Nel caso dei decrescenti ad esempio si legga un articolo tratto da quella fogna di giornale che era L'Unità, dal titolo LATOUCHE / IMPARIAMO DALLE CATASTROFI:



Per l'Occidente, «bolide che corre all'impazzata senza autista e senza freni», c'è forse ancora una ricetta, una via d'uscita. Serge Latouche, a Bologna per una conferenza, parla di «pedagogia della catastrofe». Una catastrofe - prossima, futura - che sarà ancora più grande delle precedenti: solo allora, forse, la gente saprà risvegliarsi, reagire e costruire una società diversa, giusta, rispettosa dell'ambiente.
[..]
"Il fatto è che, a un certo punto, saremo più o meno costretti a rivedere il nostro modo di vivere.
[...]
" fra pochi anni dovremo, per amore o per forza, rivedere il nostro modo di vivere, di funzionare. Tanto più che già oggi noi - intendo l'Occidente, bolide che corre all'impazzata senza autista e senza freni"
[...]
"Nei prossimi anni ci aspettano sempre più catastrofi, praticamente, siamo impegnati in una gara tra cambiamento e catastrofe. Ed è davvero importante prepararsi a cambiare strada"

Quindi in realtà lo stile di vita che ci dicono di abbracciare è un obbligo che dovremmo assumere pena la nostra estinzione. Questo discorso non è altro che un'ideologia ascientifica, cioè un'ideologia basata su analisi che hanno ben poco di scientifico, e su previsioni apocalittiche che di volta in volta non si avverano, e che per restare in piedi, vengono spostate sempre più avanti nel tempo, senza alcuna logica, se non quella su cui si basa il capo di una setta, che per non disgregare il suo gruppo, sposta di volta in volta le previsioni della fine del mondo di anno in anno. Questa visione della fine dei tempi è supportata da un certo establishment scientifico con connessioni alle istituzioni politiche sovranazionali, come l'IPCC. Questo establishment è quello che ci ha terrorizzato con tutto il discorso sugli effetti catastrofici della CO2, senza uno straccio di analisi scientifica seria e onesta. Il solito PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE che abbiamo più volte analizzato nel nostro blog. Si vedano alcuni esempi, partendo proprio da Giulietto Chiesa:

L'Opposizione controllata di Giulietto Chiesa

Elite "Uccidi Te Stessa Per il Giorno Della Terra"

l'hacking dell'ipcc e le finalità dei catastrofisti

2084: la dittatura del carbonio?


Lovelock, la depopolazione, l'effetto serra e la geoingegneria

Confessioni di una tiepida allarmista sul riscaldamento globale



Tutto il discorso dei decrescenti, come quello dell'elite che vuole eliminare ogni tipo di democrazia (anche quel poco che avevamo conquistato), è improntato all'emergenza: bisogna agire subito, ci dicono, e le istituzioni esistenti sono troppo lente ed impacciate; da qui il passo è corto per arrivare ad auspicare un regime forte che prenda le decisioni "responsabili" senza l'intralcio dei cittadini "malati di consumismo". Ma anche qui, cosa c'è di diverso da quello che sta avvenendo alle nostre istituzioni sovranazionali oramai quasi del tutto svincolate da qualsiasi controllo democratico? (Siamo sempre più consapevoli che spesso il giudizio morale appiccicato al consumo è molto labile e relativo; spesso gli stessi decrescenti sono dei meri moralisti e continuano a consumare e a concedersi lussi anche più di noi, a fare viaggi in aereo, in macchina, per venire nelle nostre città a spiegarci che il consumo è dannoso! Vendono libri a caro prezzo dove ci spiegano la gratuità del dono! Non si possono condannare o giudicare moralisticamente le persone in base ai loro gusti di consumo; e questo consumo non può essere visto come qualcosa di unicamente demoniaco o negativo [come avviene, a dir la verità, anche in qualche rara citazione di autori da noi tradotti nel nostro blog]. Il consumo è anche ricchezza, benessere, assenza di privazioni materiali, possibilità di esprimere la propria creatività, libertà, ecc.).
 E' anche possibile che, se la catastrofe non arriva per via di previsioni basate sull'ideologia e non sui fatti, prima o poi qualche catasfrofe si decida di farla accadere comunque (come probabilmente hanno già fatto in passato con altre catastrofi). Infatti, quello che ci sembra di scorgere è che nei circoli elitari globalisti le catastrofi prodotte a tavolino (e non frutto della società industriale di per se o del benessere di massa), al pari delle crisi economiche create artificialmente, siano una ghiotta tentazione per accentrare il potere e ridurre i diritti e il benessere dei cittadini; catastrofi che verranno in seguito attribuite ai fantomatici cambiamenti climatici da CO2, alla sovrappopolazione o ad un fantomatico cieco egoismo dell'uomo (cioè, non solo di un'elite ma omnicomprensivo, di tutti gli uomini, compreso vostra nonna che va a ritirare la pensione in posta e non si lascia spontaneamente e altruisticamente morire di fame per il bene di Gaia, finchè non la faranno morire di fame le sempre più misere pensioni). Comunque, per gravi e criminali che siano, non crediamo che possano arrivare a produrre mai catastrofi artificiali che compromettano irrimediabilmente la vita sul pianeta o tali da impedire a loro stessi di abitare il pianeta senza conseguenze sulla loro salute e benessere; si baseranno molto anche sulla propaganda e sull'effetto mediadico e di immagine.
Per cui arriveranno sempre più strali moralistici contro quello che definiranno come demoniaco consumismo di massa, e quindi si andrà a colpire, come si sta già facendo, il benessere e i diritti conquistati, anche per mezzo della scienza e della tecnologia, dalle classi subalterne occidentali dal secondo dopoguerra in poi, per arrivare poi alla soluzione di ridurre queste masse subalterne nella miseria e nell'ignoranza, in uno stato simile a quello dei paesi preindustriali del Medioevo, controllandole nel contempo numericamente, mentre le ricchezze dei pochi rimarranno invariate oppure si accresceranno ancor più, come rimarranno invariate e si accresceranno ancor più le loro conoscenze scientifiche e tecnologiche, anche in segretezza; il tutto con l'avvallo ideologico dei decrescenti e dei cultori di Gaia, che ci faranno sempre più accettare la miseria, l'ignoranza e le ristrettezze come qualcosa di positivo, il ritorno fiabesco ai bei tempi andati in armonia con la Madre Terra.
Naturalmente qui non abbiamo analizzato nel dettaglio tutte le sfumature reazionarie del movimento della decrescita; se volete approfondire, leggete il libro di Luca Simonetti.
Quindi, cari amici, l'ideologia della setta fanatica dei decrescenti si innesta perfettamente nel costrutto istituzionale antidemocratico dell'elite eurista, e non è nulla di diverso. Gettiamo, quindi, questa ideologia nella pattumiera della storia, una volta per tutte, e pensiamo al benessere dei cittadini.


Si legga anche:


La decrescita non è felice ma in compenso è confusa


Nel nuovo libro di Luca Simonetti tutti gli errori e i vuoti teorici di chi sogna un'economia che ci renda liberi attraverso la povertà

Alla fine è un mantra che ci viene propinato da qualche pensatore della destra (che ha nel Dna una tendenza passatista) e da una pletora sempre più ampia di pensatori di sinistra (che in questo caso rinunciano a ogni mito di progresso).
È l'idea di una decrescita felice, di una «salutare» rinuncia al sogno del pil col segno positivo, al desiderio di essere capaci di produrre domani qualcosa di meglio di ciò che produciamo oggi, di creare cose belle ma «innaturali». I nomi degli intellettuali che si sono fatti alfieri di questo ritorno alla natura, di un downshifting controllato, sono ormai arcinoti: il francese Serge Latouche, l'indiana Vandana Shiva, l'italiano Maurizio Pallante, il greco Giorgos Kallis. E attorno a questi teorici un vasto movimento di fan del rallentamento che ha contagiato testate giornalistiche, come Repubblica , gastronomi alla Carlo Petrini, registi alla Ermanno Olmi... Memorabile sul tema proprio una loro doppia intervista sulle pagine del quotidiano nel 2009: «Il consumismo ha fallito e va confutato su tutti i fronti. La velocità va combattuta con la lentezza» (Petrini). «Libertà di consumare, sprecare, avvelenare. Stesse in me, fonderei un partito della povertà, intesa come riduzione dei consumi» (Olmi).
Ma quanto rigore teoretico c'è in queste elaborazioni che si discostano dalla visione liberale e capitalistica ma anche dalle dottrine marxiste? Poco, a leggere Contro la decrescita. Perché rallentare non è la soluzione , il saggio di Luca Simonetti che arriva in libreria questa settimana (Longanesi, pagg. 260, euro 16). Simonetti prende in esame quella che lui chiama la galassia dei «decrescenti» e mette in luce molte delle loro aporie. Uno dei nodi su cui insiste di più a esempio è quello del ricorso alla continua contrapposizione fra natura e tecnologia, caro a teorici come Vandana Shiva. La natura è vista come una misteriosa entità benigna a cui l'uomo contemporaneo, stregato dal mercato, continua solo a sottrarre. Basterebbe decrescere un po' e consentire alla natura di donarci spontaneamente, come succedeva una volta. Ma a ben guardare quell'«una volta» non esiste. Da sempre trasformare le risorse naturali in beni fruibili ha richiesto sforzo, organizzazione e mercato. E, come spiega Simonetti, l'uomo stesso con le sue industrie è anch'esso un prodotto della natura. «L'uomo fa integralmente parte della natura, tutte le sue azioni sono eseguite in conformità con essa... Perché l'uomo non può non seguirla: tutte le sue azioni sono compiute a causa di, o mediante leggi fisiche... sicché un lavandino, un aeroplano o la Nona di Beethoven sono altrettanto naturali di una mareggiata o della grandine». A meno che non si intenda con natura il corso spontaneo degli eventi a cui ci si dovrebbe adattare, o peggio una specie di dea. Tolto il fatto che questa sarebbe un'abdicazione alle nostre capacità razionali, sarebbe anche accettare l'inaccettabile perché, come già spiegava John Stuart Mill, «la vera verità è che quasi tutte le cose per cui gli uomini vengono impiccati e imprigionati quando le commettono l'uno verso l'altro, sono azioni quotidiane della natura».
E questo è solo un esempio. Simonetti mette in luce anche quanto sia labile la distinzione cara ai «decrescenti» tra merci e beni. O quanto sia soggettiva la distinzione che va tanto di moda fra bisogni veri e bisogni falsi. Perché «quando date un'occhiata alla lista dei beni di consumo che (secondo il critico) non hanno una reale utilità, ciò che trovate invariabilmente è una lista di beni di consumo che gli intellettuali di mezza età ritengono di nessuna utilità». Insomma sono sempre i consumi degli altri, quelli non necessari. Per non parlare di tutti i pericoli sottesi all'elogio dell'agricoltura di sussistenza che gia la Fao nel 1959 descriveva come inefficaci: «I metodi primitivi di coltura non si traducono soltanto in una debole produttività, ma molto spesso anche in un deterioramento dei terreni e delle altre risorse naturali».
Viene da chiedersi allora come mai la moda della decrescita abbia attecchito così bene. Simonetti lo spiega così: «Alla fine dietro il ragionamento economico che è labile si cela una questione estetica. In una società ricca è facile vedere il lato che non ci piace della modernità e sognare di fare ritorno ad un “prima” assolutamente astorico. Il rischio di questo atteggiamento è però quello di partire da problemi reali per proporre soluzioni irreali che mettono in discussione la modernità in sé». Fa anche un po' specie che a essere vittima di questo fenomeno sia soprattutto la sinistra che a parole è progressista. Simonetti lo spiega così: «La destra su questi temi ha trovato nel suo Dna degli anticorpi. La sinistra ha perso negli ultimi quarant'anni progettualità e concretezza. Quella concretezza materialista che era alla base del marxismo. E così sono diventati vittime di certe utopie».

link articolo: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/decrescita-non-felice-compenso-confusa-1065016.html