martedì 26 gennaio 2016

Riscopriamo le nostre tradizioni! Pinochet e la sua dittatura cattolica dell'ultraliberismo gesuitico-hayekkiano




L'ultraliberismo e lo stato minimo non sono teorie economiche che si applicano da sé, senza l'intervento di alcun essere umano, lo sapevate? Lo sapevate che ci sono degli individui interessati ad applicare l'ultraliberismo hayekkiano per il proprio tornaconto? Bene, ma quali sono questi individui interessati? I neoliberisti, risponderete. Naturalmente, ma chi sono in realtà questi neoliberisti che hanno intenzione di applicare le loro teorie al globo terracqueo? Qual'è la loro cultura? Quali sono le loro tradizioni? Cos'è che stanno difendendo?


Estraiamo dal blog orizzonte48:



Il Cile è il laboratorio politico, economico ed istituzionale della controrivoluzione liberista.

“I risultati sono stati esattamente l'opposto di quelli della Rivoluzione Francese. Oggi abbiamo meno libertà effettiva di agire, nonostante ci sia più libertà economica. Le diseguaglianze economiche sono aumentate, la fraternità e socialità sono debilitate, e l'infelicità e il malessere sono cresciuti senza precedenti. (…) Senza dubbio, nell'attuale dibattito europeo sulla deregolamentazione, la flessibilizzazione del lavoro, lo stato sociale e temi analoghi, poche volte si menziona il caso del Cile. La ragione è comprensibile”. (La Democracia Neoliberal en Chile)

E ancora:


Voglio ricordare Orlando Letelier, che descrive nel 1976 i risultati economici dei Chicago Boys, prima di essere ammazzato a Washington dalla DINA, la polizia segreta di Pinochet, per avere il contesto delle interviste: nel 1977 Hayek va in Cile la prima volta, incontra Pinochet, e loda i progressi nell'economia.

Nel Cile di Pinochet - migliaia di morti e di scomparsi, decine di migliaia di torturati e di prigionieri politici, circa 1 milione di espatriati-, Hayek parla del “calcolo delle vite”, e della fame come controllo demografico, quando era già ben noto che questo passa attraverso il benessere e il welfare: istruzione e sanità prima di tutto. Ne parla in un paese che ha il 20% di bambini denutriti!  

Nel 1982, con la moneta agganciata al dollaro, con la crescita basata solo sulle esportazioni e con il prezzo del rame in picchiata, la popolazione denutrita raggiunge 1/3 del totale, quella sotto la soglia di povertà oltre il 50%, e la disoccupazione il 25%.
L'ideologo della "globalizzazione" liberista mette “l'individuo” al centro di tutto, parlando di “
libertà”, attraverso la mimesi e l'utilizzo del bis-linguaggio, insomma il Test di Orwell deve essere a portata di mano, ma è perfino troppo “onore”... in fondo è la libertà del “proprietario”: più è ricco, più è “libero”.
Ci sono diversi passaggi ridicoli, nonostante il "gentile" eloquio.


Hayek parla della “transizione” necessaria dalla “dittatura liberale” per arrivare alla “democrazia limitata” (l'intervistatrice parla di democrazia totalitaria! Nel Cile di Pinochet!).

E infatti i suoi epigoni, quelli della durezza del vivere (per noi, mica per loro!) ci hanno trascinato dalla democrazia “totalitaria” dello Stato Sociale e del benessere alla democrazia limitata di €/UE per raggiungere gli stessi traguardi economici di Pinochet (per mantenerli a lungo sarà necessario lo stesso tipo di repressione?).

In Cile nessuno è stato punito per i crimini commessi, Pinochet, già amico della Thatcher, non fu estradato in Spagna nel 2000, dal governo laburista inglese, per motivi di salute (o in nome della "riconciliazione"? che non c'è stata), o forse perché la dittatura "liberale" è stata un successo. Un successo mondiale.”



Allora


Von Hayek


Sei un credente? Intendo nel senso religioso


Von Hayek: 'Sono nato cattolico. Sono stato battezzato. Mi sono sposato in Chiesa, e probabilmente mi seppelliranno come Cattolico. Ma non sono mai stato capace di essere un praticante Cattolico, un fedele cattolico. Nonostante ciò sono stato a Roma tre settimane fa insieme ad altri 12 vincitori dei Premi Nobel per consigliare il Papa sulle materie politiche. Ho scoperto che il Papa è un uomo di straordinaria intelligenza, ed un abile conversatore. Egli mi ha realmente impressionato.”






Per inciso, il Papa che incontrò Hayek era Giovanni Paolo II, questo qui sotto che saluta la folla insieme al generale Pinochet





Abbiamo già visto a chi si rifacesse Hayek, non ve lo ricordate? Rivediamo:




“Prima di Jean Bodin, pensatori gesuiti come Luis Molina, Juan de Lugo e Leonard de Leys (Lessius) avevano sviluppato questi concetti per spiegare l'inflazione risultante dall'afflusso dei metalli preziosi dall'America Latina, e in un tentativo di bilanciare le affermazioni conflittuali della pratica commerciale accettabile e del bene pubblico. F. A. von Hayek (1968), che trovò ispirazione negli scritti di Hume, prese questo materiale neoscolastico seriamente, e ciò lo indusse alla convinzione che Max Weber aveva torto, e che furono i Gesuiti, e non i Calvinisti, a gettare le basi del Capitalismo (vedere Grice-Hutchinson 1952; 1993).






Uno dei principali contributi del Professor Murray N. Rothbard è stato quello di mostrare che la preistoria della Scuola Austriaca di Economia doveva essere ricercata nel lavoro degli scolastici spagnoli di quello che è noto come il “Siglo de Oro Español” (Il Secolo d'Oro Spagnolo), che ebbe inizio dalla metà del 16° secolo e continuò nel 17°. Rothbard prima sviluppò questa tesi nel 1973 e, più recentemente, nel Capitolo 4 della sua monumentale History of Economic Thought from the Austrian Perspective, intitolato “The Late Spanish Scholastics”.



Comunque, Rothbard non fu il solo importante economista austriaco a mostrare le origini spagnole della Scuola Austriaca di Economia. Anche lo stesso Friedrich Hayek aveva lo stesso punto di vista, specialmente dopo l'incontro con Bruno Leoni, il grande accademico italiano, autore del libro Freedom and the Law. Leoni incontrò Hayek negli anni cinquanta e fu capace di convincerlo che le radici intellettuali del liberalismo economico classico avevano origini cattoliche e continentali e avrebbero dovuto essere ricercate nell'Europa Mediterranea, non in Scozia.
fonte: Juan de Mariana and the Spanish Scholastics, di Jesús Huerta de Soto, professore di politica economica alla Universidad Complutense de Madrid, in Spagna.


Il cattolico Hayek riconosceva che furono i gesuiti a gettare le basi del capitalismo ultraliberista da lui tanto amato, giusto no?

Vi abbiamo già detto anche dell'intima connessione tra la dittatura franchista, la protesta per la destituzione di Allende, l'ideologia del free market gesuitico e la chiesa cattolica, rivediamo:



Dopo la visita di Hayek nel 1949, Millet i Bell pubblicò un influente articolo difendendo l'individualismo come 'un'attitudine di modesta umiltà precedente all'impersonale e anonimo carattere del processo economico-sociale'. Secondo il sociologo Pinilla de las Heras, questa asserzione equivale alla 'identificazione della mano invisibile di Adam Smith con gli imperscrutabili misteri e i piani segreti della Divina Provvidenza'. Questi ed altri intellettuali spagnoli come Gonzalo Fernàndez de la Mora e Rafael Calvo Serer, aiutarono a fondere il corporativismo cattolico e l'economia individualista dopo il rovesciamento della seconda repubblica e durante la dittatura del generale Francisco Franco. Negli anni '50 del novecento Joan Sardà sarebbe diventato l'architetto del falangismo 'liberalizzante' di Francisco Franco, incluso il piano di stabilità del 1957, e Beltràn il maggiore e animato divulgatore della Scuola Austriaca e un'attrazione permanente nella culla neoliberale, il meeting annuale della Mont Pelerin Society.



Le loro idee circolarono ampiamente tra i giovani studenti di legge ed economia nelle scuole e università cattoliche in Cile, a partire almeno dagli anni '50 del novecento. Da questi ambienti intellettuali e politici, specialmente quelli simpatetici con Franco e i franchisti spagnoli e vicini al partito nazionalista di Onofre e Alessandri, emersero i giovani conservatori che avrebbero giocato un ruolo centrale negli eventi degli anni '70 ed oltre. Essi rinnovarono il conservatorismo al tempo della crisi. Usando la teologia cattolica del diritto di ribellione, insieme con l'asserzione del legame tra la legittimità dello stato e la libertà dei partner economici, costoro avrebbero contestato la legittimità giuridica e politica di Allende. Questa posizione permise anche loro di bypassare le leggi costituzionali, e di minare la posizione costituzionalista all'interno delle forze armate, rafforzata subito dopo l'assassinio del Generale Schneider. Secondo loro il legalismo sposato da Novoa Monreal e dagli altri consiglieri legali ed economici dell'amministrazione Allende, che si appellavano alla Costituzione Cilena e alla legge internazionale al fine di giustificare il nazionalismo, il controllo dei prezzi e l'interventismo statale nell'industria e nei trasporti – che è la costruzione dell'Area di Proprietà Sociale dell'economia – violava la libertà degli individui e delle loro associazioni. Ed era, perciò, ai loro occhi, una legge oppressiva che non doveva legare il popolo cileno.







Adesso, per chiudere il cerchio vi diciamo che la dittatura pinochettiana-hayekkiana ultraliberista non era nient'altro che una dittatura cattolica, ci avevate forse pensato leggendo le righe sopra??



Andiamo avanti e leggiamo questo articolo The Pope and Pinochet di Bill Vann, scritto nel 1999:



I resoconti sul fatto che Giovanni Paolo II fece un appello al governo britannico per il rilascio di Augusto Pinochet “per ragioni umanitarie” provocarono indignazione tra i gruppi in difesa dei diritti umani e tra i parenti delle vittime del regime assassino di Pinochet.

Il portavoce del Vaticano Joaquin Navarro Valls confermò che il Papa era interceduto a favore dell'ex dittatore cileno. Egli rifiutò di confermare i resoconti della stampa sul fatto che l'intervento del Vaticano avvenne sotto forma di una lettera indirizzata dal Papa, Karol Wojtyla, alla Camera dei Lord, la quale stava prendendo in considerazione se estradare Pinochet in Spagna, dove egli avrebbe affrontato le accuse di uccisioni di massa e tortura, o di farlo ritornate in Cile.

“La Santa Sede supporta la riconciliazione nazionale ovunque, incluso in Cile”, disse il portavoce Vaticano.

In Cile un'organizzazione in rappresentanza dei parenti degli “scomparsi” pubblicò una lettera aperta al Papa, dichiarando:”La Chiesa Cattolica non può insegnare che uccidere, far scomparire e torturare migliaia di oppositori siano crimini che possono essere lasciati impuniti.

In Argentina, le Madri di Plaza de Mayo, la più importante organizzazione di parenti delle decine di migliaia di vittime della dittatura militare del paese degli anni '70 e dei primi anni '80 del novecento, andò oltre, accusando Giovanni Paolo II di “difendere gli assassini”.

Noi ci rivolgiamo a lei come comuni cittadini, perché ci appare aberrante che dal trono papale in Vaticano, senza conoscere ed aver sofferto in persona i bastoni elettrici, le mutilazioni, gli stupri, lei decida, in nome di Gesù Cristo, di chiedere clemenza per gli assassini”, afferma la lettera che il gruppo diede al Nunzio Papale a Buenos Aires.

“Gesù venne crocifisso e la sua carne fu lacerata dai Giuda che, come fa lei oggi, difendevano gli assassini”, essa continuava.

Sembra che gli sforzi del Papa in favore di Pinochet risalgano indietro al novembre precedente, poco dopo che i rappresentanti del governo cileno guidato dai democristiani si incontrarono con il segretario di stato Vaticano, il Cardinale Angelo Sodano. Nel rilasciare l'appello del Vaticano, Sodano ripeteva le argomentazioni fatte dai difensori di Pinochet, incluso le forze armate militari e in generale l'ala destra in America Latina. Egli la presentava come una questione di sovranità nazionale, sostenendo implicitamente che le torture e le uccisioni di massa degli oppositori politici fossero funzioni legittime dello stato. Allo stesso tempo egli espresse preoccupazione per il “pari trattamento per i piccoli stati”, suggerendo che, in qualche modo, attraverso l'intenzione di agire contro Pinochet, uno strumento della politica imperialista Usa in America Latina, l'indipendenza nazionale del Cile ne avrebbe sofferto.

Per molte persone all'interno dei paesi dell'America Latina a maggioranza cattolica le preoccupazioni “umanitarie” del Papa per un uomo che aveva diretto lo sterminio e la tortura di decine di migliaia di lavoratori, studenti e intellettuali arrivò come uno shock brutale e straziante. Per chi ha familiarità con il ruolo del Vaticano durante i decenni di dittatura in America Latina, comunque, la difesa di Pinochet da parte del Papa non era né una sorpresa né un mistero.

Lord Lamont, l'ex cancelliere dello scacchiere sotto il primo ministro Margaret Tatcher, espresse la sua certezza sul fatto che l'intervento del Vaticano era stato fatto direttamente dal Papa stesso, come colui che riconosce “il contributo del Generale a tutela della libertà durante la Guerra Fredda.” Lamond aggiunse:”Il Papa dovrebbe capire le ragioni per la salvezza di un paese da una dittatura comunista.”

Il Vaticano fu un partner a pieno titolo nei crimini sanguinosi portati avanti contro i lavoratori in Cile e in tutta l'America Latina sotto le dittature sostenute dagli Stati Uniti nel periodo che va dagli anni '60 agli anni '80 del novecento. (nota di nwo-truthresearch: ma lo sappiamo che erano tutti uomini del Vaticano anche quelli che manovravano la Cia statunitense.)

Mentre migliaia di studenti latino-americani cattolici vennero spinti, almeno in parte, durante questo periodo, dagli insegnamenti del Concilio Vaticano II, a contestare la disuguaglianza sociale che prevaleva in tutto il continente, la gerarchia ecclesiastica portava avanti la sua storica funzione che consisteva nel difendere la proprietà privata, lo stato e le forze militari delle oligarchie regnanti, insieme con i fondamentali interessi dell'imperialismo statunitense.

Alcuni critici latinoamericani della difesa di Pinochet da parte del Papa hanno paragonato questa situazione a quella del Processo di Norimberga dei criminali nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Vaticano, essi dicevano, non chiese la liberazione di Goebbels, Goering e altri che furono messi sotto processo. Questo argomento, comunque, ignora il fatto che, mentre il Vaticano non poteva levare la sua voce per coloro che furono processati a Norimberga, esso usò le sue considerevoli risorse per assicurare che molti più assassini di massa fascisti sfuggissero dall'azione penale.

Le cosiddette “rat-line” create dal Vaticano trasportarono in America Latina molti di coloro che fuggivano dalle rovine del Terzo Reich, usando passaporti falsi vaticani e sotto la protezione della Croce Rossa Internazionale. Assassini di massa come Adolf Eichmann, Klaus Barbie e Ante Pavelic arrivarono nel porto di Buenos Aires travestiti da preti. Centinaia di altri ufficiali nazisti delle SS vennero fatti uscire dall'Europa nello stesso modo. Alcuni, come Barbie, si fecero strada per arrivare a diventare esperti consiglieri delle dittature latinoamericane in materia di repressione e tortura perfezionata dai nazisti.

Nonostante le recenti dichiarazioni del Vaticano di rammarico per l'Olocausto, esso non ha mai fatto i conti riguardo ai suoi sforzi in favore degli individui che diressero il genocidio. Molti documenti relativi a questa vergognosa alleanza rimangono rinchiusi nei sotterranei della Città del Vaticano.

[nota di nwo-truthresearch: si veda a tal proposito il nostro post Il Segreto più Infame del Vaticano, a anche qui e qui.]

Durante il periodo delle lotte sociali rivoluzionarie che scossero l'America Latina a partire dagli anni '60 del novecento, le gerarchie dalla Chiesa erano più che pronte ad offrire la loro assistenza a forze simili. In Brasil Nunca Mais, un libro pubblicato dall'Arcidiocesi Cattolica di Sao Paulo che esaminava il record orribile di repressione, uccisioni e torture durante i 21 anni di dittatura militare in quel paese, venne fatta la seguente ammissione: “La gerarchia ecclesiastica giocò un ruolo fondamentale nella creazione di un clima ideologico favorevole all'intervento militare, impegnandosi nella campagna anticomunista sostenuta dalle élite conservatrici: contro la riforma agraria, contro i moti di sciopero.

Fu la Chiesa Cattolica che fornì il cemento per il movimento della middle class brasiliana che culminò in marce di massa nelle principali città del paese, al grido di “Famiglia, Dio e Libertà”, ponendo le basi per la conquista militare del potere. Il Brasile fornì il prototipo per i colpi di stato appoggiati dalla [Cattolica] Cia in un paese dopo l'altro, e il ruolo essenziale della gerarchia cattolica venne riprodotto in Cile, Uruguay, Argentina e altrove.

In un articolo pubblicato lo scorso anno in occasione del venticinquesimo anniversario del colpo di stato militare che rovesciò il presidente eletto cileno Salvador Allende, i leader democristiani di quel paese, ed in seguito l'opposizione parlamentare di destra, hanno rigettato le accuse che fossero essi i responsabili dell'appello ai militari per rovesciare il governo. No, fu la Chiesa che ebbe il ruolo di primo piano, essi dissero.

Dopo il colpo di stato, la Chiesa e la giunta cilena cementarono legami molto stretti. Infatti, il personaggio che adesso ha un ruolo di primo piano nella campagna per la liberazione dell'ex dittatore, il Cardinal Sodano, il Segretario di Stato Vaticano, fu il rappresentante del Papa a Santiago dal 1978 al 1988. Egli fu uno dei principali organizzatori della visita del Papa in Cile nel 1988, durante la quale egli diede la comunione al dittatore e tenne un'udienza personale con lui nel palazzo La Moneda, il luogo del bombardamento aereo e dell'omicidio avvenuto appena 15 anni prima.



Da un articolo dal titolo Desaparecidos: la Chiesa sapeva e taceva, tratto dal sito Agoravox, leggiamo



Pubblicata su Il Fatto Quotidiano e già rilanciata in rete da molti blog, oggi la sua circostanziata denuncia [di Horacio Verbitsky] lascia letteralmente senza fiato perché rende pubblico senza perifrasi un documento rinvenuto nell’archivio della Conferenza episcopale argentina, protocollato con il n. 10949, che dimostra il sostanziale accordo tra il dittatore argentino Jorge Videla, capo della giunta golpista, e la gerarchia cattolica durante il pontificato di quel Giovanni Paolo II - ‘beato subito’ - già noto per il cordiale incontro con il dittatore Augusto Pinochet, su cui in seguito sono state raccontate clamorose bugie da parte dell'Osservatore Romano che parlò di una specie di 'trappola mediatica' perpetrata dal dittatore ai danni del Papa.

L'intenzione del quotidiano cattolico era di sminuire le responsabilità papali nel sostegno pubblico dato alla dittatura cilena, ma - come dimostra chiaramente questo video - si trattava di un falso tanto plateale quanto maldestro.”







Da un articolo del Telegraph dal titolo Vatican said Pinochet killings were 'propaganda', US cable shows, leggiamo:




Secondo documenti diplomatici statunitensi declassificati risalenti agli anni '70, il Vaticano respinse le notizie sui massacri del dittatore cileno Augusto Pinochet come 'propaganda comunista'.



Agence France-Presse in Rome

4:27PM BST 08 Apr 2013

Un telegramma del 18 ottobre 1973, mandato a Washington dall'ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede, trasmise una conversazione con l'allora vice segretario di Stato Vaticano Giovanni Benelli. Il Signor Benelli esprimeva “la sua grande preoccupazione insieme al Papa riguardo alla riuscita campagna internazionale della sinistra nel far fraintendere completamente la realtà della situazione cilena,” si legge nel telegramma all'allora Segretario di Stato Usa Henry Kissinger, pubblicato da WikiLeaks.

Il papa di allora era Paolo VI.

Esso affermava che “Benelli ha etichettato la copertura esagerata degli eventi forse come il successo più grande della propaganda comunista”, aggiungendo che il monsignore italiano diceva che questo mostrava “come i comunisti possano influenzare il mondo libero in futuro.”

Proseguiva dicendo che “Come è purtroppo naturale in seguito ad un colpo di stato, osservava Benelli, vi è certamente stato spargimento di sangue durante le procedure di rastrellamento in Cile”.

Ma Benelli continuava dicendo che i vescovi cileni gli avevano assicurato “che le storie attinenti alle brutali rappresaglie, riportate nei media internazionali, erano infondate.”

Le conversazioni ebbero luogo cinque settimane dopo che il generale dell'esercito Pinochet prese il potere in un colpo di stato che rovesciò il governo socialista di Salvador Allende, nel momento in cui migliaia di simpatizzanti di sinistra erano imprigionati e uccisi.

I telegrammi hanno anche mostrato che il Vaticano in seguito si rese conto della piena portata degli abusi in corso, ma si rifiutò di criticare apertamente il regime di Pinochet e continuò con le normali relazioni diplomatiche.”

Dal sito web fisicamente leggiamo:



A vent'anni dal golpe la legittimazione più calorosa arrivò al dittatore Augusto Pinochet dalle stanze del Vaticano. 18 febbraio 1993: la privatissima ricorrenza delle sue nozze d'oro viene allietata da due lettere autografe in spagnolo che esprimono amicizia e stima e portano in calce le firme di papa Wojtyla e del segretario di Stato Angelo Sodano. «Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine», scrive senza imbarazzo il Sommo Pontefice, «con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.» Ancor più caloroso e prodigo di apprezzamenti è il messaggio di Sodano, che era stato nunzio apostolico in Cile dal '77 all'88, e che nell'87 aveva perorato e organizzato la visita del papa a Santiago, trascurando le accese proteste dei circoli cattolici impegnati nella difesa dei diritti umani.

Il cardinale scrive di aver ricevuto dal pontefice «il compito di far pervenire a Sua Eccellenza e alla sua distinta sposa l'autografo pontificio qui accluso, come espressione di particolare benevolenza». Aggiunge: «Sua Santità conserva il commosso ricordo del suo incontro con i membri della sua famiglia in occasione della sua straordinaria visita pastorale in Cile». E conclude, riaffermando al signor Generale, «l'espressione della mia più alta e distinta considerazione».

Il quale Pinochet teneva il Cile sotto il suo tallone di ferro, ma era anche un cattolico conclamato. Nel 1986, preso di mira da una sparatoria, attribuì alla Madonna lo scampato pericolo: e la prova era il profilo della Vergine disegnato dalle pallottole sulla sua Mercedes corazzata. I vescovi cileni non la pensavano tutti come lui, anzi. Ne aveva un bel numero contro. Ma per fortuna c'era il nunzio a bilanciare le cose. Sul suo tavolo s'accumulavano i lamenti della giunta militare contro vescovi e preti "politicizzati".  E nel 1987, alla vigilia della venuta di papa Giovanni Paolo II in Cile, Francisco Javier Cuadra, ministro segretario generale del governo, tirò soddisfatto il suo consuntivo:«Devo dire che siamo stati ascoltati».

Cuadra era membro dell'Opus Dei. E ai buoni uffici di Sodano e dell'Opus si deve l'affacciarsi congiunto del papa e di Pinochet, il 2 aprile 1987, dal balcone presidenziale della Moneda, con il portavoce vaticano Joaquín Navarro Valls, altro opusdeista, anche lui a far capolino lassù. Giovanni Paolo II premiò Sodano richiamandolo a Roma, promuovendolo suo ministro degli Esteri e infine, nel 1990, segretario di Stato e cardinale. Ma dal Vaticano, Sodano continuò a tener fermo il suo alto patronato sul Cile”

Pinochet era figlio di un funzionario di dogana, e pertanto proveniva da una famiglia borghese piuttosto agiata. Pinochet frequentò la scuola primaria e secondaria al cattolico Seminario San Rafael di Valparaíso, e all'Istituto "Rafael Ariztía" di Quillota (tenuto dai Fratelli maristi); in seguito frequentò la Scuola dei Fratelli francesi di Valparaíso, e la Scuola militare Bernardo O'Higgins, nella quale entrò nel 1933 a 17 anni. Dopo quattro anni di studio, si diplomò in quest'ultima con il grado di alférez di fanteria. A quanto pare fu la madre a spingerlo verso la carriera militare e l'educazione cattolica.



Su madre era muy religiosa y para ella la educación católica de sus hijos no era negociable.”

Sua madre era molto religiosa e l'educazione cattolica dei suoi figli non era negoziabile.”



Quindi, cari amici, il neoliberalismo pinochettiano non è altro che un arnese dell'imperialismo cattolico, al fine di soggiogare tutte le nazioni del globo che impediscono l'infinita libertà di agire alla multinazionale più ricca del mondo, la Vaticano & Gesuiti s.p.a; ce lo ha detto anche Carlo Lottieri, uno dei fondatori dell'istituto ultraliberista Bruno Leoni, cosa intende per libertà:


La libertà, insomma, va apprezzata in sé e produce pure buoni frutti. In tal senso va aggiunto che la chiesa per secoli ha saputo trarre beneficio da un ordine sociale che le garantiva ampia facoltà d'azione, lasciandola agire quale luogo di educazione delle giovani generazioni: basti pensare ai gesuiti e a molti altri ordini religiosi.



Ve lo ricordate chi fu colui che da noi produsse i suoi buoni frutti facendo un colpo di stato al fine di portare avanti l'agenda hayekkiana europea in Italia?




Se il progetto gesuitico-hayekkiano euroschiavista dovesse fallire, aspettatevi molto probabilmente l'arrivo al potere delle orde nazionaliste catto-fasciste dell'estrema destra “noeuro” che, approfittando della voluta, studiata e incentivata inerzia della pseudosinistra “democratica” controllata dal Vaticano, e al grido di “No all'Islam e sì alla riscoperta delle nostre tradizioni cattoliche”, impianteranno in Italia un regime razzista, ultranazionalista, pinochettiano, cioè gesuitico-hayekkiano, che non sarà per nulla dissimile dalla precedente schiavitù eurogesuitica, anzi, rischiamo di cadere sempre più in basso se le persone più consapevoli e istruite di questo paese non agiranno per fare in modo di impedire una simile involuzione e preservare la nostra Costituzione.

sabato 23 gennaio 2016

Bruno Leoni, liberismo, patriottismo, scuola pubblica e Papa re




Vi siete mai chiesti il perché gli ultraliberisti dell'Istituto Bruno Leoni vogliono smatellare lo stato italiano e privatizzare la scuola pubblica? Dal sito ultraliberista del nostro think tank italiano leggiamo un articolo dal titolo A scuola di Imu, di Carlo Lottieri, che afferma:

"Uno dei maggiori economisti del secolo scorso, Milton Friedman, suggerì l'introduzione di "voucher" che garantissero a tutti la libertà di scegliere una scuola, pubblica o privata, proprio a partire dall'idea che la competizione induce a porsi al servizio dei clienti: in questo caso, degli studenti e delle famiglie. La libertà, insomma, va apprezzata in sé e produce pure buoni frutti. In tal senso va aggiunto che la chiesa per secoli ha saputo trarre beneficio da un ordine sociale che le garantiva ampia facoltà d'azione, lasciandola agire quale luogo di educazione delle giovani generazioni: basti pensare ai gesuiti e a molti altri ordini religiosi. In seguito, con il pieno trionfo dello stato moderno, lo spazio di un'istruzione indipendente si è ridotto sempre di più, poiché i poteri sovrani hanno avuto bisogno di dotarsi di formidabili strumenti di costruzione del consenso. Dopo l'unificazione di metà Ottocento, in particolare, da noi si è proceduto con determinazione a una progressiva statizzazione del sistema di insegnamento non tanto al fine di estendere e universalizzare la conoscenza (come talvolta si legge ancora), ma perché nella classe dirigente risorgimentale era forte la consapevolezza che, se si doveva "fare gli italiani", era cruciale controllare le agenzie incaricate di formare le coscienze delle nuove generazioni. La scuola pubblica sorge al fine di operare una sostituzione: bisogna che i valori della società cattolica lascino il posto ai nuovi principi della Patria e della comunità nazionale. E' stata proprio l'esigenza di marginalizzare la fede cristiana a soffocare ogni possibilità di un mercato educativo nella Penisola. Per questo la difesa del diritto a esistere delle scuole confessionali coincide con la difesa della libertà di tutti ed è anche necessario rilevare come gli istituti a ispirazione religiosa e la stessa funzione educativa della chiesa abbiano potuto esprimersi al meglio entro un quadro che lasciava spazio alla voglia di fare e al desiderio di mettersi al servizio degli altri."


Della radice cattolica dell'ultraliberismo del Bruno Leoni avevamo già parlato qui:

Uno dei principali contributi del Professor Murray N. Rothbard è stato quello di mostrare che la preistoria della Scuola Austriaca di Economia doveva essere ricercata nel lavoro degli scolastici spagnoli di quello che è noto come il “Siglo de Oro Español” (Il Secolo d'Oro Spagnolo), che ebbe inizio dalla metà del 16° secolo e continuò nel 17°. Rothbard prima sviluppò questa tesi nel 1973 e, più recentemente, nel Capitolo 4 della sua monumentale History of Economic Thought from the Austrian Perspective, intitolato “The Late Spanish Scholastics”.

Comunque, Rothbard non fu il solo importante economista austriaco a mostrare le origini spagnole della Scuola Austriaca di Economia. Anche lo stesso Friedrich Hayek aveva lo stesso punto di vista, specialmente dopo l'incontro con Bruno Leoni, il grande accademico italiano, autore del libro Freedom and the Law. Leoni incontrò Hayek negli anni cinquanta e fu capace di convincerlo che le radici intellettuali del liberalismo economico classico avevano origini cattoliche e continentali e avrebbero dovuto essere ricercate nell'Europa Mediterranea, non in Scozia.


E' chiaro cosa significa liberismo per costoro? E' chiaro perché costoro odiano lo stato laico? E' chiaro qual'è il fine ultimo delle loro politiche di privatizzazione? Significa il ritorno alle buone e vecchie tradizioni catto-fasciste precostituzionali. Significa lo smantellamento della scuola pubblica in nome del monopolio privato della scuola cattolica “liberamente scelta”, come nei secoli dei secoli oscuri di questo nostro paese soggiogato prima di tutto culturalmente dal potere Vaticano. Ecco qual'è il loro maggior timore riguardo alla scuola pubblica:

La scuola pubblica sorge al fine di operare una sostituzione: bisogna che i valori della società cattolica lascino il posto ai nuovi principi della Patria e della comunità nazionale.”
Gli italiani sono sempre stati un popolo di servi mantenuti nell'ignoranza e nelle superstizioni (non per loro colpa) e di padroni cattolici che hanno usato la violenza e la superstizione per conservare ed estendere il loro potere. 
L’Italia è un paese nel quale per lunghi secoli la legalità e la giustizia non hanno goduto di considerazione nelle masse popolari. Questo avveniva proprio perché non esistevano le condizioni sociali e politiche per generare giustizia. Il paese giunge alle soglie del XX sec. in conizioni di tardo feudalesimo, come una società costruita da poche isole felici, sulla pietra angolare del rapporto servo-padrone.
Il 10% della popolazione concentrava nelle proprie mani il 90% della ricchezza nazionale, non esisteva quasi il ceto medio. La percentuale degli analfabeti era intorno all’80%. Una società di servi, di padrini, di padroni, con piccole borghesie e corporazioni artigiane al loro servizio. La disuguaglianza economica dava vita ad uno stato classista, dove le caste dominanti imponevano le prorpie regole. Per questo motivo la legge e la giustizia non godevano di considerazione popolare."
"Per un popolo siffatto costituito in massima misura da contadini, condannati all’ignoranza e alla superstizione (la percentuale di analfabeti nell’Italia del 1860 si attestava intorno al 78 per cento raggiungendo nelle isole il 90 per cento), l’unica alternativa possibile appariva quella tra il padrone cattivo e quello buono, immaginato di volta in volta nelle vesti ora del principe illuminato, ora del papa re, ora dell’uomo della provvidenza, ora del duce.
Lo Stato liberale postunitario, primo incipit di Stato moderno in Italia e fragile creatura artificiale di ristrette élite prive, per un verso, di radicamento culturale popolare e, per altro verso, costrette a misurarsi con le soverchiane forze reazionarie interne alla stessa classe dirigente, si rivela solo una breve parentesi temporale, durata meno di un sessantennio, destinata a chiudersi quando il fascismo ripristina quella che da diversi secoli in Europa viene definita «la mostruosa normalità italiana».
Il fascismo
Il fascismo, sostenuto e mantenuto al potere da tutte le principali componenti maggioritarie della classe dirigente nazionale (la monarchia, il Vaticano, gli agrari del Nord, i latifondisti del Sud, la grande industria, l’Accademia culturale), declina sulla scena della modernità del Novecento l’identità culturale ancora tardo-feudale di un ceto padronale che nella sua maggioranza non era riuscito a evolversi da classe dominante in classe dirigente, e che continuava a praticare lo stesso codice della violenza e della sopraffazione da sempre esercitato nei secoli precedenti da intere generazioni di piccoli e grandi Borgia e don Rodrigo: veri prototipi di una significativa componente della classe dominante il cui rapporto irrisolto con la violenza, costantemente utilizzata come strumento di condizionamento della contesa politica, continuerà a segnare ininterrottamente la storia nazionale sino a epoca recente, se è vero, come è vero, che nessuna storia nazionale è segnata, come quella italiana, dalla serie impressionante di stragi e di omicidi politici che dal secondo dopoguerra giunge ininterrottamente sino alle stragi politico-mafiose del 1992 e del 1993."
Roberto Scarpinato
Basti pensare ai gesuiti” che adesso hanno allevato distruttori dello stato italiano del calibro di Monti, Draghi e Ciampi! Evviva il patriottismo cattolico al governo!!!
La Costituzione democratica del dopoguerra, con il conseguente sviluppo industriale dovuto all'intervento keynesiano dello Stato, ci aveva illuso tutti di essere diventati parte di un paese avanzato e laico, cioè non più soggiogato dalla superstizione cattolica e dal potere politico ed economico del Vaticano. Ma ciò era un'illusione. Sia dall'interno che dall'esterno (Usa e Unione Europea, anche via GerMagna "protestante" bruttaecattiva), il Vaticano continuava a lavorare per riportare la nostra società alla gesuitica decrescita “felice” del feudalesimo medioevale. E se il progetto euroschiavista dovesse fallire, hanno già pronte le orde di riserva nazionaliste cattoliche, che, con il loro miscuglio di patriottismo, razzismo e superstizione, ci traghetteranno verso il “nuovo” stato governato dal Papa Re, come ai bei tempi andati.
E, con le chiese affollate per lo scioglimento del sangue di San Gennaro, siamo proprio sulla buona strada:



p.s. 

Vi segnaliamo volentieri un interessante articolo tratto dal blog http://sixyearsavlesbeluskes.blogspot.it, scritto dall'amico Edoardo Roncelli in riferimento al nostro articolo sopra pubblicato, condividendo in pieno il punto di vista che il cattolicesimo pagano (la religione del potere e della superstizione) e il vero cristianesimo siano agli antipodi tra di loro.

mercoledì 20 gennaio 2016

Il trono si conquista con le spade e i bastoni ma si conserva con i dogmi e le superstizioni




Uno dei più raffinati uomini di potere della storia occidentale, il cardinale Mazzarino, gesuita di origine italiana, consigliere del Re di Francia Luigi XIV, soleva ripetere: “Il trono si conquista con le spade e i bastoni ma si conserva con i dogmi e le superstizioni”. Questa massima riassume io credo in modo magistrale la necessità del potere antidemocratico e autoritario di plasmare il sapere sociale in modo da alimentare imposture funzionali alla sua perpetuazione.”

Ma cos'è cambiato adesso, rispetto ai tempi di Mazzarino? Nulla! Sono solo cambiati i metodi violenti per prendere il potere, e i dogmi da inculcare. I metodi violenti sono quelli dei colpi di stato all'interno delle nazioni sovrane democratiche, come quelli del gesuitico Mario Monti, o quelli sovranazionali della Troika gesuitica, del Fondo Monatario Internazionale del Vaticano o della gesuitica Organizzazione Mondiale del Commercio. I dogmi da inculcare sono invece le nuove verità globali, come la truffa del catastrofico global warming papale, la gesuitica decrescita felice, il free market gesuitico, la nuova religione new age gesuitica, il Sogno Europeo; tutti questi dogmi religiosi hanno l'obiettivo di consolidare il potere che le élite hanno conquistato a livello globale tramite i colpi di stato nazionali e sovranazionali.
Le élite composte dall'1% della popolazione mondiale sanno che concentreranno sempre di più la ricchezza e il potere nelle loro mani, privatizzando tutto il privatizzabile, e sanno che i cittadini del mondo sono destinati a diventare sempre più poveri ed ignoranti.

Per farci apprezzare di più la nostra miseria di ritorno (o la durezza del vivere come direbbe Padoa-Schioppa), per convincerci, cioè, che è più bello vivere da straccioni senza un lavoro garantito, una pensione decente, una casa confortevole, un scuola ed una sanità pubblica e una tutela costituzionale del nostro sudato risparmio, si sono quindi inventati la gesuitica decrescita felice, le cui origini sono da far risalire all' "ex" gesuita Ivan Illich; un termine orwelliano quello di decrescita felice, che potrebbe tradursi più propriamente in straccione felice, cioè una contraddizione in termini, come dire “guerra santaoppure “sole buio”, una filosofia che ci viene propalata, per lo più, da persone con la pancia piena che girano il mondo e hanno titoli di studio altisonanti, e che ci vengono a dire quanto fossero belli i tempi andati, non avendoli però mai vissuti sperimentati personalmente (se non come turisti nei paesi che ancora oggi conservano modelli di economia arretrati), e non sapendo, quindi, cosa fossero realmente la vera miseria e la vera povertà.

L'Italia di allora: miseria e fame Nella foto, una coppia di vecchi immortalata a Prato nel 1890. Secondo l'inchiesta Jacini sul mondo agricolo, pubblicata a partire dal 1880, "nelle valli delle Alpi e degli Appennini, ed anche nelle pianure, specialmente dell'Italia meridionale, e perfino in alcune provincie fra le meglio coltivate dell'Alta Italia, sorgono tuguri, ove in un'unica camera affumicata e priva di aria e di luce, vivono insieme uomini, capre, maiali e pollame. E tali catapecchie si contano forse a centinaia di migliaia".





La pellagra: troppa polenta Un malato di pellagra: dovuta al consumo eccessivo di polenta (33 chili pro capite di farina l'anno ma la media era nettamente più alta nelle regioni del nord) era la malattia delle tre D: dermatiti, diarrea, demenza. Il principale pellagrosario italiano era a Mogliano Veneto, tra Venezia e Treviso.


Vino ai bambini: "fa sangue" Era così dura vivere nelle campagne padane e nella pedemontana veneta o lombarda che là dove c'erano le vigne i contadini integravano la dieta troppo povera a base di polenta "insaporita passandoci sopra un'aringa" con il vino: "El vin fa sangue". Secondo "La Rivista Veneta di scienze mediche", citata da Edoardo Pittalis nel suo libro "Dalle Tre Venezie al Nordest", a cavallo tra Ottocento e Novecento, su 12 mila allievi delle elementari della provincia "soltanto tremila non bevono, cinquemila bevono superalcolici, novemila bevono regolarmente vino e la metà ne abusa".


La "tratta dei bianchi" La povertà negli ultimi decenni dell'Ottocento era tale, spiega Marco Porcella nel libro "La fatica e la Merica", che una fonte di guadagno "dovuta totalmente al sacrificio delle donne contadine" era allevare gli orfani al posto dello stato: "Erano quasi sempre illegittimi abbandonati (esposti) alla Ruota, che nelle città maggiori non mancava mai. Nei paesi, in mancanza della Ruota, li abbandonavano (o fingevano di abbandonarli) sui gradini delle chiese, sull'uscio del parroco o, in seguito, nelle mani della levatrice. (...) Una buona parte degli esposti, deboli, denutriti, infreddoliti, prematuri, moriva nei primi giorni. Per i sopravvissuti si calcolava come normale - in assenza di epidemie e circostanze eccezionali - una mortalità del 33 %. In maggioranza prendevano la via dei mon­ti, perché le balie contadine, a differenza di quelle cittadine, aveva­no superato, per abitudine e per necessità, il " pernicioso pregiudi­zio " che invece si diceva trattenesse quelle cittadine. Si credeva che il " figlio della colpa " trasmettesse alla nutrice, e quindi al fratello di latte, figlio legittimo, malattie immonde e terribili come la sifili­de, che in verità veniva diagnosticata come causa di morte o di gravi menomazioni nel 10% degli esposti. (..) Trascorso l'anno l'infante " da latte " diventava infante " da pane " e poteva essere allevato fino al dodicesimo anno d'età, dopo il quale l'ospedale cessava di corrispondere qualsiasi retta".

Ma lo sappiamo, per loro, come per il gesuitico Club Sterminazionista di Roma, la decrescita deve essere la nostra, cioè, quella del 99% della popolazione terrestre; con i loro dogmi vogliono convincerci di quanto sia bello adesso tornare ad essere straccioni, e di come la Madre Terra Gaia si incazzerebbe col global warming se solo noi subalterni decidessimo di rivendicare maggiori diritti e salari al fine di vivere una vita più confortevole e dignitosa. La loro è una religione oscurantista del peccato e della colpa, che ha l'unico scopo di conservare i privilegi dei ricchi e quelli dell'azienda più ricca e moralista del mondo, la Vaticano & Gesuiti S.p.a.; e lo stesso vale per tutti gli altri dogmi globali, come quello del free market, funzionale alla distruzione degli stati nazionali sovrani, delle loro Costituzioni e del welfare state. La nuova religione gesuitica globale di Pierre Teilhard de Chardin servirà invece ad unire idealmente tutti gli schiavi globali all'interno di una comunità globale meticcia e indistinta.
Buon nuovo ordine gesuitico mondiale a tutti!